In breve
Gibellina si risveglia come Capitale italiana dell’arte contemporanea 2026. Il 15 gennaio “Portami il futuro” ha inaugurato un anno epico: l’Orchestra Filarmonica al completo, la voce di Marilena Renda sul Cretto di Burri, il jazz di Francesco Cafiso tra la Montagna di Sale di Paladino. Dalla ferita del terremoto del Belìce nasce un laboratorio d’arte che cura la memoria e accende il futuro siciliano
Nascosta tra le colline dorate della Valle del Belice, Gibellina Nuova è un’epica di resilienza: dal devastante terremoto del 14-15 gennaio 1968 che inghiottì l’antico borgo, nacque un sogno audace del sindaco Ludovico Corrao, trasformando macerie in un vasto museo a cielo aperto disseminato di capolavori contemporanei.
Giganti come la Porta del Belìce di Pietro Consagra, le sfere misteriose di Arnaldo Pomodoro e la visionaria Montagna di Sale di Mimmo Paladino pulsano di vita tra piazze, bagli e orizzonti infiniti, mentre il Grande Cretto di Alberto Burri – un’immensa cicatrice bianca di 120.000 mq sulle rovine di Gibellina Vecchia – evoca il silenzio del dolore trasfigurato in land art eterna, un labirinto che invita a perdersi tra echi di memoria e sussurri del vento siciliano.
Giovedì 15 gennaio 2026 ha inaugurato ufficialmente “Portami il futuro”, il cuore pulsante del programma di “Gibellina - Capitale italiana dell’arte contemporanea 2026”, iniziativa promossa dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e sostenuta dalla Regione Siciliana, dal Comune di Gibellina, dal Museo d’Arte Contemporanea Ludovico Corrao di Gibellina e dalla Fondazione Orestiadi, con la direzione artistica di Andrea Cusumano.
La cerimonia istituzionale è iniziata alle ore 11.30 presso la Sala Agorà del Comune di Gibellina: un momento solenne, alla presenza del Ministro della Cultura Alessandro Giuli, in cui la parola ufficiale si intreccia con la musica sinfonica e la poesia.
L’apertura è affidata all’Orchestra Filarmonica del Sud (FIDES), diretta dal Maestro Antonio Giovanni Bono, che ha eseguito l’inno nazionale e l’ouverture da “La Forza del Destino” di Giuseppe Verdi. Cuore simbolico della cerimonia sono due contributi video originali realizzati nei luoghi emblematici della città: il “Grande Cretto” di Alberto Burri, accompagnato dalla voce della scrittrice e poeta Marilena Renda, Premio Strega Giovani Poesia 2025, e la “Montagna di Sale” di Mimmo Paladino, scenario della performance musicale del sassofonista jazz Francesco Cafiso.
Un omaggio alla memoria e all’identità artistica di Gibellina, che si accompagna a un momento di raccoglimento e di ricordo del terremoto del Belìce, avvenuto proprio il 15 gennaio 1968.
Sotto l’egida di “Portami il futuro”, finanziato con 1 milione di euro dal MiC, Gibellina diventa laboratorio vivente dell’arte contemporanea: mostre immersive come “Colloqui: Carla Accardi”, residenze per talenti emergenti, performance al Teatro Consagra (rigenerato come Innovation Hub), video-installazioni come “Generazione Sicilia” di Daniele Franzella nella ex Chiesa di Gesù e Maria, e un festival Orestiadi che fonde teatro, musica e land art in un dialogo eterno tra passato e innovazione.
Questa proclamazione, decretata nel 2024 dopo un dossier partecipativo della Fondazione MeNO, celebra la Sicilia come culla di creatività sostenibile, coesione sociale e scambi internazionali, con spazi riqualificati per giovani artisti e nuove tecnologie che amplificano l’immaginario italiano nel mondo.
La magia di Gibellina risiede nel suo invito sensoriale: il sale cristallino di Paladino che sfida la gravità, il cemento poetico di Burri che sussurra storie di rinascita, le note jazz di Cafiso che echeggiano tra le sculture – un richiamo irresistibile per chi cerca l’arte che respira, che ferisce e guarisce, intrecciando trekking spirituali, sapori enogastronomici locali e podcast narrativi come “Voci di Sicilia Magica”.
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